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Ponzio Pilato, procuratore romano di Giudea dal 26 al 36 d.C. Si tratta di un
personaggio di rilievo molto modesto
che deve
la sua immensa notorietà
all'episodio evangelico: poco perciò
sappiamo di lui. Dal nome sembra di origine
sannita: Ponzio infatti era una
gens sannita.
Statua di Ponzio Pilato a San Giovanni Rotondo |
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Ponzio Pilato era di ordine equestre, fece la sua carriera ai tempo di Seiano,
l'onnipotente prefetto
di Tiberio finche,
nel 26 a.C. ebbe l'incarico in Giudea.
Si trovò subito in grande difficoltà: fece porre
le insegne
romane sul Tempio
ma dovette ritirarle per timore di una sommossa generale,
usò il tesoro
del Tempio per la costruzione di un acquedotto
ma scoppiarono
disordini sedati con l'uso di bastoni
da soldati sparsi tra la folla, alla
fine represse sanguinosamente
tumulti scoppiati in Samaria: per questo
ultimo
episodio fu richiamato a Roma per giustificarsi dall'imperatore Tiberio nel
36. Quando vi giunse
pero l'imperatore era morto e di lui si persero le poche
tracce storiche: possiamo presumere che la
sua modesta carriera avesse termine.
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Ecce Homo, dipinto di Antonio Ciseri, raffigurante Ponzio Pilato che presenta un
Gesù di Nazareth flagellato alla gente di Gerusalemme |
La situazione personale di amministratore di Pilato ben si accorda con la
sua esitazione nel prendere una
posizione precisa nel processo di Gesù
in quanto evidentemente egli teme comunque di sollevare tumulti
e si trova
a dover giudicare una situazione religiosa di cui non ha alcuna competenza.
Cerca di scaricare
la "patata bollente" a Erode Antipa, tetrarca di Galilea,che certamente aveva
più dimestichezza con simili
situazioni ma questi, però,
ha
le sue stesse preoccupazioni e rifiuta di accollarsi questo fastidioso e
pericoloso
incarico.
Pur essendo
convinto della sua innocenza, per
paura di una delazione all'imperatore, non seppe opporsi
alle richeste
del sinedrio,
che già aveva decretato la morte di Gesù, e della folla. Dopo inutili tentativi di
mandar
libero
Gesù
si fece
portare un catino d'acqua e si lavò le mani davanti alla folla, mostrando così
di respingere
ogni
responsabilità nella condanna (il suo gesta ha assunto valore proverbiale quale simbolo
di colpevole
disimpegno), ed esclamò: "Sono innocente del sangue di questo giusto"; dopo di che lo fece
flagellare
e lo consegnò ai soldati perchè fosse cricifisso.
Sotto il controllo del legato
si ricardano la strage da lui ordinata per l'opposizione del popolo all'uso
del
tesoro del Tempio per la costruzione di un acquedotto, e la carneficina sul Garizim di
Samaritani richiamati
là da un falso profeta.
Pilato fù deposto nel 36 dal legato di Siria, Vitellio, su ricorso della comunitò samaritana (nota per
la sua fedeltà a Roma) in seguito alla strage sul monte Garizim.
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Ecce Homo, dipinto di Antonio Ciseri, raffigurante Ponzio Pilato che presenta un
Gesù di Nazareth flagellato alla gente di Gerusalemme |
Sulla fine di Pilato fioriscono numerose leggende: secondo una tradizione si sarebbe dato la morte
a Roma; precipitato nel Tevere, il suo cadavere sarebbe stato portato dalla corrente al mare e di
quà alla foce del Rodano, giuinto poi fino alla Svizzera; per altri morì suicida nella Gallie, a Vienne;
secondo una terza versione, si sosteneva che si sarebbe convertito
con la moglie al cristianesimo,
questo racconto fu accolto dalla chiesa Copta
d'Egitto che lo proclamò santo e tuttora lo festeggia
il 25 giugno, sarebbe poi stato martirizzato sotto Nerone.
Antoine de la Sale, scrittore e viaggiatore francese
del XV secolo, riporta una leggenda raccolta
durante un viaggio nell'Italia Centrale secondo cui Ponzio
P
ilato, riportato a Roma da Tito Flavio
Vespasiano fu fatto uccidere e il suo cadavere, su di un carro
trainato da buoi, trasportato verso le
pendici del Monte Vettore nel massiccio dei Sibillini, e gettato
in un lago, che oggi porta il suo nome.
Numerose località si contendono l'onore di avergli dato i natali
o di averlo ospitato al suo rientro in
Italia dopo i fatti evangelici. Ad esempio, a San Pio di Fontecchio (AQ)
vi è un monte detto Montagna
di Pilato dove la tradizione locale colloca la villa in cui Pilato si ritirò prima
di morire. Il ritrovamento
in tempi recenti di resti di edifici romani ha stimolato ulteriormente questa leggenda.

C. De Predis: Cristo davanti a Ponzio Pilato
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Un'altra leggenda narra che la villa di Pilato fosse localizzata a Tussio (AQ), nelle vicinanze dell'antica Peltuinum.
Ad avvalorare la tesi è sopravvenuto il ritrovamento di due leoni in pietra risalenti al I secolo d. C., che
porterebbero invece ad indicarne la tomba. Sempre a Pilato viene accreditata l'introduzione nella piana di Navelli
dello zafferano (crocus sativus).
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